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RUVIANO

Al limite nord-est della provincia di Caserta, nella grande ansa del Volturno, si estende il territorio di Ruviano, un comune di circa 2.000 abitanti , caratterizzato da un'orografia basso collinare in cui verdeggiano  colture di viti ed ulivi che danno al territorio un caratteristico aspetto simile a quello visibile in Umbria o in Toscana.
Il territorio risulta abitato sin da epoche remote da cercatori di metallo venuti dal continente asiatico che si stanziarono intorno al III millennio a.C. lungo l'intero corso del fiume Volturno. L'insediamento umano nel paese è attestato dall'VIII-VI secolo a.C.; doveva esserci un vicus attestato da una necropoli da cui derivano sia suppellettili locali che materiale d'importazione greca. Del periodo romano restano delle villae rusticae e dei reperti che lasciano ipotizzare la presenza di edifici più importanti (forse il mitico altare di Giano riportato da autori antichi).
E' solo dall'età medievale, comunque, che è testimoniato un abitato stabile in cui restano varie testimonianze dell'epoca tra le superfetazioni di quelle successive.

IL BORGO

Oggi una necropoli testimonia la presenza di antichissimi insediamenti dall'VIII-VI secolo a.C.. Del periodo romano i resti delle villae rusticae e dei reperti che lasciano ipotizzare la presenza di edifici più importanti (forse il mitico altare di Giano riportato da autori antichi).La storia di Raiano.Ruviano dal 1862 è raccontata dalla storia del suo antichissimo castello possedimento dei Normanni, degli Svevi e dei D'Angiò posizionato in cima ad una collinetta domina e sovrasta tutta la comunità con la maestosa "Torre dell'orologio", oggi perfettamente restaurato a scandire il tempo di questo grazioso paese.

STORIA

La storia di Ruviano è legata al suo antichissimo castello. Nel 1243 il Castello e la Baronia di Ruviano furono date dall' Imperatore, tramite Andrea di Caiazzo, al Giudice Pietro Ursone di Telese; nel 1279 la nobildonna Romagna, moglie di Giacomo Nuliano di Napoli ne fece un lascito al Capitolo di Caiazzo, imponendo a detto Capitolo l'onere di intervenire ai suoi funerali e di estendere tale invito a tutti i sacerdoti della diocesi, se la sua morte fosse avvenuta nella Baronia di Raiano e nei confini della diocesi di Caiazzo.
Nel 1302 Carlo II d'Angiò ne fece dono a Diego della Ratta. Costui era di Barcellona ed era venuto a Napoli come gentiluomo di Violante d'Aragona, moglie di Roberto, figlio di Carlo II d'Angiò.
Nel 1322 Baronia e Castello sono in possesso del Signor Giacomo Vulcano. Successivamente la baronia fu concessa al nobile capuano Paolo di Raimo. Agli inizi del XV secolo Raiano apparteneva alla famiglia Celano, perché nel 1407 ne troviamo feudatario Nicola di Celano, detto Cola, conte di Celano e maestro di giustizia del Regno di Sicilia. Dal 1463 Raiano passò alla famiglia Monforte. Questa famiglia è ricordata per aver fatto edificare l'eremo di Santa Maria degli Angeli sulle colline di Alvignanello.
Nel 1528, poichè Federico Monforte osò ribellarsi a Carlo V, il marchese di Pescara Francesco D'Avalos valoroso capitano di questo imperatore, inviò contro di lui Maramaldo. Federico fu sconfitto e intorno all'anno 1533 gli furono confiscati i feudi per fellonia. Qualche anno più tardi don Antonio D' Iscara riceveva Raiano dall'Imperatore Carlo V in remunerazione dei suoi servizi. Nel 1578 la famiglia D'Iscara vendette Raiano a donna Alligra De Tassis. Quest'ultima risulta signora di Raiano nel 1584, anno in cui fece anche costruire un mulino vicino al Castello di Raiano e lo possedeva ancora nel 1590.
Nel 1596 Matteo De Capua, principe di Conca e signore di Caiazzo, comprò Raiano da Donna Alligra. Dai documenti noti risulta che nel 1602 la famiglia De Capua era ancora in possesso di Raiano. In seguito la baronia passò ai Carafa, marchesi di Corato.
Don Giovanni Vincenzo Carafa, Marchese di Corato, figlio di Giulio, signore di Raiano, vendette questo castello al Dottor Orazio Santantonio di Napoli, che il 29 ottobre 1613 ne prese possesso mediante il suo procuratore, Dottor Luisi Mazziotta.
Il 25 ottobre 1616 Orazio nominò procuratore Cesare Mazziotta di Caiazzo per il giuramento di fedeltà in mano di Sigismondo Mirto di Caiazzo, Commissario generale per il detto castello di Raiano. Nel 1628 gli successe il figlio Francesco, alla morte del quale il castello di Raiano fu venduto ad estinto di Candella per diecimila ducati, al fiorentino Giovanni Battista Segni che ne prese possesso il 28 agosto 1634.
Il 23 gennaio 1636 Giovan Battista Segni vendette il castello di Raiano a Monsignor Filippo De Sio, vescovo di Caiazzo che asserì di comprarlo in nome di suo fratello Ferrante Giovanni per 11.200 ducati.
Il 21 ottobre Monsignor De Sio fu trasferito alla sede di Boiano. Il 24 gennaio 1636 Marc'Antonio De Sio, nipote del vescovo, prese possesso di Raiano in nome di suo cugino Onofrio De Sio, giacché Giovanni Ferrante in quanto vecchio, non volle accettarlo. Nello stesso anno Cesare Mazziotta di Caiazzo comprò Raiano dal detto Onofrio. Cesare, l'11 aprile 1640 , vendette la baronia di Raiano, per 9000 ducati ai procuratori del Marchese di Caiazzo Antonio Corsi. Il 25 agosto 1640 il signor Francesco Salvini prese possesso del castello in nome di detto Marchese. Il 2 marzo i discendenti del Marchese Corsi vendettero il feudo di Caiazzo al signor Giuseppe Andrea de Angelis.

LA STORIA DI RUVIANO RACCONTATA DAL FOLKLORE

La storia di Ruviano è ricca di tradizioni religiose ,di sagre, celebrazioni, balli, processioni. L'usanza di allestire rappresentazioni teatrali tramandate spesso oralmente, farse tragi-comiche spesso affidate all'improvvisazione degli attori, storie di amori e tradimenti .

"I Dodici Mesi"è una rappresentazione carnevalesca con la quale si intendeva ingraziarsi l'anno nuovo con l'augurio di un abbondante raccolto.

"La Processione dei Cornuti" che percorre le vie cittadine l'11 novembre, giorno di San Martino protettore dei Cornuti , in questa occasione gli uomini del paese sfilavano sorreggendo a mo di stendardo delle grossa corna , un modo simpatico ed originale per ironizzare sulla fedeltà coniugale, zittire le malelingue . Da tempo lo stendardo era portato da "Zi" Pietro Nicolella, che si professava capo dei cornuti ruvianesi, seguito da un nutrito gruppo di amici.

Il pellegrinaggio a piedi fino al santuario di Montevergine, il digiuno del 24 marzo al fine di preservare le messi dai temporali "diuno u'truono" , l'usanza di venire a piedi da San Marco alla chiesa parrocchiale, pregando e innalzando canti liturgici, l'8 settembre, festa della natività di Maria, per partecipare alla Messa, la "Sagra dell'Anguilla". Il corteo guidato dallo stendardo della Madonna percorre ancor oggi in ginocchio l'ultimo tratto della chiesa e in passato le donne che ne avevano fatto voto vi partecipavano scalze e con i capelli sciolti.

CURIOSITÀ: ETIMOLOGIA DEL NOME

L'appellativo geografico che oggi distingue il paese è di origine recente. L'abitato, dall'epoca della sua fondazione al 14 Dicembre 1862, è stato sempre denominato Raiano, soprannome ancora prevalentemente in uso nella terminologia dialettale.
In merito alla derivazione del nome, la leggenda predominante, accettata e condivisa dalla maggior parte degli storici antichi e moderni, è quella secondo cui la parola Raiano deve farsi derivare da Ara Iani.
Un'altra leggenda, del tutto fantastica, è quella secondo cui il nome Ruviano deve farsi derivare da Rufrano, villaggio edificato dopo la distruzione di Rufrae da alcuni superstiti di questa città.
Attualmente, l'ipotesi più accreditata fa derivare il nome Raiano da un gentilizio italico. E' stata ipotizzata la derivazione dal personale latino Raius con il suffisso aggettivale -anus . Ciò presupporrebbe l'appartenenza del territorio sul quale sorse in seguito l'abitato a qualcuno della famiglia dei Raii, la cui presenza era molto diffusa nell'Italia centro-meridionale e ben nota nella Campania settentrionale.
Nella bolla di Santo Stefano è citato Raianu. Nel Catalogus Baronum viene nominato un certo Giovanni Garardo, feudatario de Raiano. In una pergamena del 6 marzo 1243 e in un'altra dell'aprile 1259 appare Raiano. Nelle Rationes Decimarum Italiae (1326-1327) si legge "In Archipresbiteratu Rayani, Ab ecclesia S. Leonis de Rayano, S. Nicolai de castro Rayani".
In un atto notarile si nomina Raiano, come pure nella visita ad limina del Vescovo Ottavio Mirto del 1590.
Nel 1609 troviamo citato, invece, Rajano nella visita del vescovo Orazio d'Acquaviva. Anche successivamente, nel corso dei secoli XVII e XVIII e nella prima metà del XIX secolo, vengono utilizzati comunemente i termini Raiano, Rayano e Rajano.
Il cambiamento di denominazione che ha portato il nome alla forma attuale, è avvenuto dopo l'Unità d'Italia, il 14 dicembre 1862, con Regio decreto n.1078.
L'etimo Alvignanello deriva probabilmente da Vignanello, ossia piccola vigna, perché per molto tempo la coltivazione della vite ha rappresentato per i suoi abitanti la principale fonte di occupazione. Ancora oggi sono noti i cospicui vigneti di cui è cosparso il suo territorio e l'ottimo vino prodotto.

DA VISITARE

E' indispensabile, per il turista, visitare la Chiesa di S. Leone Magno, la cui facciata presenta ai lati due colonne risalenti all'epoca romana, la Chiesa di Sant'Andrea apostolo, l'Eremo di Santa Maria degli angeli, la Cappella di San Domenico, il Castello con la sua Torre dell'orologio e gli antichi frantoi.


MANIFESTAZIONI

Celebrazioni religiose
· Festeggiamenti in onore del santo Patrono San Leone Magno
(I^ Domenica di maggio a Ruviano centro)
· Festeggiamenti in onore di Sant'Andrea ad Alvignanello
· Festa in onore di S. Maria degli Angeli sul convento omonimo sito ad Alvignanello (Lunedì in albis)
· Festeggiamenti in onore di San Domenico nella contrada omonima (III Domenica di Settembre)
· Carnevale ruvianese, con sfilata di carri allegorici e rappresentazione della Brunetta , dei Dodici mesi e del Laccio d'amore
· Festa della Cultura contadina (ultimo week-end di luglio)


 
   
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